Perché l'anima vuole vestirsi di bellezza? (Parte Finale )
By Oltre il Visibile - Verso l'Invisibile
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L'anima vuole vestirsi di abiti belli. Io ancora adesso non ho visto un essere di luce trasandato, trascurato, magro, grigio, spento. Allora, Già per vivere nella ricchezza dobbiamo concederci dei sì affinché la nostra aura vibri di gioia. Questo è il primo passo, quindi non gli eccessi, non è che tutti i giorni adesso facciamo aperitivi fino alle tre del mattino e non è questo, però ci concediamo dei momenti gioia, ci concediamo il vestito che possiamo permetterci, che ci porta gioia, ci concediamo il viaggio, il weekend, il concerto, l'artista che ci nutre, ci nutre. Ovviamente in base a quello che possiamo. Quindi imparare a dire di sì. Il no è molto spesso è legato al sacrificio, alla povertà, il sì alla gioia e quindi successivamente arriva l'abbondanza. Perché? Nel momento in cui io dico sì alla mia anima, e scusate, questo spero che mio marito stia ascoltando, ma l'anima vuole vestirsi di abiti belli, Io ancora adesso non ho visto un essere di luce trasandato, trascurato, magro, grigio, spento. Io non ho ancora visto un essere di luce che non avesse quel giorno l'abito, la tunica che più gli corrisponde, perché l'abito è il mantello l'abito corrisponde a un livello materiale alla nostra aura. Queste anche queste sono delle conoscenze spirituali che nessuno dice o si osa poco dire che l'abito è lo specchio della nostra anima in qualche modo. Già vedendo un essere di luce che arriva, guardandogli i capelli, la sua luce, il suo abito sappiamo l'energia di quell'essere. Per esempio i mantelli dei re, quando durante l'incoronazione si metteva il mantello, questi mantelli lunghissimi al re, il mantello corrispondeva al regno. A livello simbolico voleva dire d'ora in poi nella tua aura ingloberai tutto il regno. Questo è anche un antico sapere rispetto agli abiti, che devono corrispondere al giorno, alla nota, al colore che ha la nostra anima qual giorno. Se noi continuiamo a dire no all'anima anche per queste cose, in qualche modo non le permettiamo di esprimersi. Lo so che per alcuni possono essere cose assurde, ma l'anima si esprime non solo nella meditazione o in queste cose. L'anima si esprime in tutto quello che esiste di materiale, perché la più grande arte dell'anima è tutta la sua incarnazione. La sua incarnazione per l'anima deve essere il più bel dipinto che lascia sulla terra. dove ogni espressione di sé dovrebbe essere una forma d'arte. Dalla parola, dalla gestualità, dagli abiti, dai capelli, dal proprio lavoro, da come si cammina, come si aiuta gli altri, come si chiacchiera, come si mangia. Ogni cosa, l'anima vuole che sia un'opera d'arte. Non c'è niente di superficiale o di male, quello è il male. È male se quella parte di noi rimane ignorante, cioè non lavorata. Ma se noi lavoriamo tutte queste parti di noi, in ogni nostro essere si esprime lo spirito. Così come in un essere di luce, nel suo abito esprime il suo spirito. nel suo medaglione con la pietra super cristallina esprime il suo spirito, con i suoi capelli, col suo sguardo, il suo sorriso esprime il suo spirito. Quindi prima cosa è saper far esprimere l'anima nella nostra dimensione materiale e guardate che l'anima ama gioire, essere felice, L'anima è nutrimento, abbondanza, non è rinuncia e povertà. Disciplina sì, ma non è rinuncia né povertà. C'è una forma di povertà che non si vede guardando il conto corrente. È quella di chi ha imparato a chiedere così poco alla vita da non sapere più nemmeno che cosa desidera. Non parlo soltanto di denaro. Parlo della persona che rimanda continuamente qualcosa che potrebbe renderla felice. un viaggio, un'esperienza, una giornata diversa, perfino il semplice piacere di vestirsi come sente di voler essere. Ma qui bisogna distinguere due cose. Un desiderio può essere espressione della nostra identità, oppure un tentativo di riempire un vuoto. Possiamo comprare qualcosa perché ci rappresenta, oppure perché, per qualche ora, vogliamo sentirci più importanti. La psicologia ci ricorda che il benessere è legato anche all'autonomia, poter scegliere in accordo con i propri valori. E questo significa una cosa sorprendente. A volte il nostro sì più autentico consiste proprio nel dire no. La differenza è se rinunciamo per paura oppure per scelta. Perché la libertà non è concedersi tutto, è non dover dimostrare niente né attraverso ciò che compriamo né attraverso ciò a cui rinunciamo. Dopodiché, una volta che sappiamo nutrire la nostra personalità e quindi viviamo in uno stato di gioia in quello stato di estasi della personalità scusate l'esempio ma in francese l'orgasmo si dice jouir, gioire ok? è un momento di gioia Cosa succede durante l'orgasmo? I nostri corpi sottili si aprono e si riconnettono allo spirito, ci si ricongiunge all'assoluto, nella grande unione sessuale. Con il denaro, nel momento in cui noi proviamo un attimo di gioia perché siamo felici di come siamo oggi, perché siamo felici di essere andati a bere l'aperitivo con gli amici o di aver comprato quel maglione o di aver detto di sì a quel concerto, quella gioia che ci riempie, ci nutre il cuore, fa sì che i nostri corpi si aprano. E in quel momento veniamo abitati dal soffio. Entriamo in un piccolo stato d'estasi. Entriamo in un piccolo stato di gioia, di estasi. E qualsiasi cosa stiamo facendo in quel momento, insegnando in classe ai ragazzi, o siamo un medico, siamo un cantante, qualsiasi cosa noi stiamo facendo in quel momento, quel gesto, quell'azione, quel lavoro, quella parola verrà impregnato dal soffio che passa attraverso di noi grazie a quell'apertura di gioia. E quel gesto, qualsiasi esso sia, quel gesto pieno di che cosa? Di divino, se vogliamo per capirci, pieno del regno di Dio, qualcuno l'ha già detto, pieno del regno di Dio, che cosa porterà sul pianeta? Porterà un pezzo di più appunto del regno di Dio. Noi avremo in quel momento compiuto la nostra missione, qualcuno ha detto, portare il regno di Dio in terra, e in quel momento vi verrà dato cento volte di più. La ricchezza è proporzionale a quanto noi portiamo il regno di Dio in terra. Nel momento in cui la mia personalità è felice di essere al mondo e si gode la vita nei suoi limiti, riesce quindi ad aprirsi come un albero che è ben nutrito dalle radici, riesce ad aprire le sue foglie al cielo, riceve i raggi del cielo e dà, e dà, alla terra da chiunque passi sotto quell'albero, da la vibrazione del cielo. In quel momento, e vi assicuro che l'ho vissuto più volte, in quel momento si avverte proprio l'energia della vita che ci ringrazia. Ci ringrazia la vita questa grande madre, io l'ho sentita più volte non a parole ma a livello vibratorio, ero in uno stato veramente di commozione immensa, perché ho sentito la vita che mi ha ringraziato, perché attraverso di me, attraverso quel gesto, lei è riuscita a fluire e a toccare i suoi figli. Quando siamo felici, spesso cambia il modo in cui entriamo in relazione con il mondo. Lo avrete notato. Una persona che ama profondamente ciò che sta facendo può trasmettere qualcosa che va oltre il gesto tecnico. Un insegnante può conoscere perfettamente la materia, ma è la passione con cui la comunica a rendere viva una lezione. Un artigiano può realizzare un oggetto ben fatto, eppure, quando lavora con attenzione e coinvolgimento, spesso riusciamo a riconoscere una cura particolare. Nella prospettiva spirituale possiamo chiamarlo soffio, presenza, energia. Sul piano psicologico possiamo parlare di motivazione, coinvolgimento e qualità della relazione. Ma c'è un punto in cui dobbiamo essere precisi. Il fatto che donare qualcosa agli altri possa farci stare bene non significa che la vita abbia contratto un debito con noi. La generosità non è un investimento con un rendimento garantito. Se faccio del bene aspettandomi che l'universo mi restituisca cento volte tanto, rischio di trasformare il dono in una trattativa. Forse la parte più interessante della reciprocità non è ricevere esattamente ciò che abbiamo dato, è scoprire che ciò che offriamo può continuare a produrre valore anche quando non siamo più lì a raccoglierne i frutti. E ogni volta che noi permettiamo alla vita di passare attraverso di noi, lei ci ringrazia. Ci ringrazia. con dei doni, c'è qualcuno che arriva e dice guarda ho visto questa cosa e ho pensato a te, ho dovuto prendertela. Ma sempre, questa è un'altra legge spirituale che non ci viene detta, quando noi diamo vita, quando noi portiamo il regno di Dio in terra, ci viene ridato cento volte di più. Come? Con qualsiasi mezzo che c'è, anche il mezzo materiale. La vita passa soprattutto anche dalle cose materiali, perché è lei, la materia è la vita, è Dio. E quindi se vuole regalarci un cristallo non ce lo dà solo nei sogni, anche, farà in modo, visto che noi siamo adesso nella dimensione della vita così densa, farà in modo di densificare la sua gratitudine con un gesto nella nostra dimensione. Nel momento in cui noi invece abbiamo paura, abbiamo timori, no, io questa cosa non la posso fare, non sono all'altezza, non me la sento paura, ma se dico, non so, a questa persona che l'amo, poi cosa mi risponde, ho paura di essere rifiutata, solite cose, no? Se noi rimaniamo incastrati nelle nostre dinamiche, e lo siamo tutti, se noi rimaniamo tanto incastrati nelle nostre dinamiche, si genera una povertà energetica. Perché non permettiamo alla vita di attraversarci. Questo è l'unico contratto lavorativo che abbiamo. Anche questa cosa non ci viene detta. L'unico contratto lavorativo che abbiamo è nei confronti dell'esistenza. Il portare il nostro oro in terra. portare la nostra bellezza, la nostra gioia, perché nel momento in cui noi portiamo la nostra bellezza e la nostra gioia si manifesta lo spirito. E in quel momento riceveremo abbondanza, che può essere qualcuno che ci regala la spesa, qualcuno che ci porta la frutta e la verdura, qualcuno che ci regala uno scialle, qualcuno che ti regala una collana o del denaro che arriva. Se invece nella nostra vita ci sono problematiche economiche, ci sono ristrettezze, la domanda che dobbiamo farci non è perché loro hanno i soldi, io no, allora loro sono cattivi, io no. Non è questo. La domanda da farsi è dove, dentro di me, io sto ancora dicendo no all'esistenza? dove io sto dicendo no alla mia gioia e sembra facile molti direte vabbè ma io ovvio tutti vogliamo essere felici sì nel mondo materiale ma non riusciamo a scegliere quei passi da fare per vivere costantemente nella gioia spirituale. E per vivere nell'abbondanza e quindi nella gioia spirituali bisogna saper dire di sì all'anima. E l'anima ci porta a fare tutto ciò che il nostro ego ha paura di fare. Il nostro ego la nostra personalità incarnata che incarna le nostre paure e dice no stiamo qui che stiamo bene, guarda la casa ce l'abbiamo, l'affitto riuscirò a pagarlo, vabbè non sarò super felice, non avrò la casa dei miei sogni, però qui stiamo bene, qui sopravviviamo, sopravviviamo, la parola sopravvivere è connessa alla paura e alla povertà e restruttezza economica. Una delle trappole più sottili della paura è che raramente si presenta dicendo sono paura, preferisce usare parole più convincenti, prudenza, realismo, buonsenso, non è il momento e qualche volta ha ragione, ma altre volte queste parole diventano il modo elegante con cui continuiamo a evitare una conversazione, una decisione, una possibilità. Pensiamo a chi desidera cambiare lavoro da anni, non aggiorna il curriculum, non chiede informazioni, non parla con nessuno, Aspetta che arrivi il momento perfetto. Oppure chi vede una relazione insoddisfacente e continua a rimandare un confronto sincero. La paura non impedisce soltanto un'azione. A volte impedisce persino di verificare se quella possibilità sia davvero praticabile. Qui il lavoro interiore diventa concreto. Non significa lasciare tutto domani mattina. Significa compiere un primo gesto che ci permetta di conoscere meglio la realtà. fare una telefonata, informarsi, dire ciò che sentiamo, chiedere aiuto, perché il coraggio non è l'assenza della paura, è la capacità di non lasciarle il monopolio delle nostre decisioni. La fiducia, la fede, la gioia, l'anima, sono connesse all'abbondanza energetica e quindi anche materiale. Allora, dire sì all'anima è fare, è compiere quelle azioni delle quali abbiamo più paura, è dire, è sistemare le relazioni familiari, è sistemare le relazioni di coppia, è sistemare la nostra vita. Se nella nostra vita abbiamo una nota stonata con quella persona non riesco a dialogare, non riesco a dirgli questo, con quella persona dei blocchi al lavoro, non riesco, mi sento sottomesso, timido, non parlo, oppure sono troppo esuberante, parlo troppo, giudico. L'anima ci porterà a sistemare queste cose e nel momento in cui noi le sistemiamo, permettiamo allo spirito di manifestarsi. Nel momento in cui diciamo no, ho paura, ho paura a dire al mio capo questa cosa, paura a lasciare il lavoro, ho paura a dire al mio compagno o alla mia compagna che non l'amo più, ho paura, ho paura. Questa paura ci porta a far sì che l'anima non si manifesti, che noi non viviamo nella gioia, quindi la nostra aura manifesta dei colori spenti di povertà e quindi non atterriamo l'oro spirituale, quindi non atterriamo l'oro materiale. Questo è ciò che ci viene chiesto in questi giorni. La vita dice, ma ti fidi di me o ancora credi nelle leggi materiali? Questa è la quarta dimensione. Allora, dopo tutto quello che hai letto, dopo tutti i corsi che hai fatto, dopo tutto quello che sai, Inizi ad aver fede che questo possa veramente manifestarsi nella materia, o però alla fine nella materia dai ragione alla materia? È lì, questo è lo spartiacque che stiamo vivendo in questi giorni. Veramente hai fede che nel momento in cui esprimi l'anima io ci sarò a sostenerti e più manifesterai l'anima più io farò sgorgare dentro di te energia. Perché più noi diciamo sì alla vita, se il no chiude, il sì apre. Apre, apre, apre. E diventiamo, io dico il rubinetto, no, dei lavandini. Se noi apriamo poco, esce poca acqua. Quindi la vita dentro di noi scorre, ma pochino. Ma più noi diciamo di sì, sì, sì, sì, sì, e più scorrerà attraverso di noi il flusso della vita e quindi attraverso il nostro stesso gesto di prima che portavamo vita al Regno di Dio, adesso ne porteremo una dose abbondantissima di Regno di Dio con lo stesso gesto e ci verrà dato ancora di più. Però a un certo punto bisogna permettere alla vita di mostrarci che lei c'è, Non è il mondo, non c'è qualcuno all'esterno di noi al quale possiamo attribuire la colpa di ciò che ci manca. Siamo gli unici responsabili. Se noi ancora viviamo una coppia che non ci rende felice, ma rimaniamo lì perché per i figli, per la casa, perché ormai è così, e in quella cosa non c'è gioia, Allora, per cosa dovrebbe ricompensarci la vita? Di che cosa? In quel momento non stiamo manifestando nessun regno di Dio. Queste sono riflessioni importanti da fare ed è quello che che stiamo toccando tutti in questo periodo se stiamo vivendo delle difficoltà, particolarmente nel mondo dell'economia, del nostro denaro. Anche se noi pensiamo di aver già raggiunto chissà quale livello spirituale o materiale, ma se in questo periodo abbiamo delle difficoltà ancora, dobbiamo chiederci dove ancora esito ad aprire un po' di più quella valvola per far scorrere maggiormente la vita, dove ancora esito e dico ma qui no dai, questo non fatemelo fare, qui no, qui chiudo, qui lasciatemi nella mia zona sicura. La fiducia è una parola bellissima, ma può diventare pericolosa quando la confondiamo con la certezza che tutto andrà come desideriamo. Fidarsi della vita non significa che ogni progetto riuscirà, Non significa che un investimento sarà redditizio, che una relazione migliorerà o che abbandonare un lavoro porterà automaticamente opportunità migliori. La realtà comprende anche ostacoli, imprevisti e decisioni di persone che non possiamo controllare. E allora che valore ha la fiducia? Ne ha moltissimo, perché ci permette di agire senza pretendere di conoscere in anticipo ogni risultato. Ma una fiducia matura sa anche prepararsi. Prima di cambiare lavoro posso costruire un'alternativa, Prima di investire, posso valutare le risorse. Prima di prendere una decisione importante, posso distinguere ciò che desidero da ciò che sono realmente pronto a sostenere. Non è poca spiritualità, è responsabilità. E c'è un'altra cosa da ricordare. Non siamo gli unici responsabili di tutto ciò che ci accade, ma possiamo diventare sempre più responsabili del modo in cui rispondiamo a ciò che accade. Questa differenza ci libera sia dal vittimismo, sia dall'illusione di poter controllare ogni cosa. è il tempo dell'adultità, questo l'ho già detto, è il tempo della adultità. O veramente crediamo con ogni nostra cellula e ci fidiamo e abbiamo fede totalmente nelle leggi dello spirito, o alla fine, anche se leggiamo mille libri spirituali, ma alla fine noi crediamo nelle leggi della materia. e sto parlando a, non so quante persone ci sono, non vi vedo, ma sto parlando innanzitutto a me stessa. Quello che sto dicendo lo sto dicendo anche a me. Allora, a che punto siamo? Sappiamo tante cose mentalmente, abbiamo letto tante cose, fatto tanti corsi, ascoltati tanti video, ma nella nostra vita camminiamo come anima parliamo ai nostri familiari come anima, viviamo una coppia da anima, siamo genitori e figli come anime, siamo al lavoro come anime o ancora recitiamo delle parti. E che cosa vuol dire essere anima? mettere a posto la nostra vita. Questa relazione ha questo di sbagliato. Non so, di fronte a questa persona non riesco mai a dire cosa penso. Domani di fronte a quella persona dirai cosa pensi. La mia relazione di coppia non c'è più una coppia. Ormai siamo amici in casa. Da domani si chiarisce questa cosa. Questo è spiritualizzare la materia. Lo dico e non è qualcosa che sto insegnando, è qualcosa che io faccio quotidianamente. Metto a posto ciò che d'ingannevole si insinua nella mia vita. Viviamo. Mi viene da piangere, no? Ma perché è qualcosa che sento tantissimo. Viviamo. in un'energia di inganno o viviamo nella verità? Se viviamo nell'energia dell'inganno, nella nostra vita non c'è la verità che scorre, che ci attraversa, perché lì non ci entra la vita in quel nodo, in quel rubinetto chiuso non ci entra e quindi non c'è denaro. Se nella nostra vita viviamo nella verità, facciamo il lavoro che amiamo, in quel lavoro esprimiamo la nostra arte, quindi quel lavoro è pieno di bellezza, una marea di persone saranno attirate dal nostro lavoro, ci sarà successo abbondanza, perché così è. Ma se il nostro lavoro è triste, io spesso, anche voi l'avrete notato, le commesse, nei negozi, quasi più nessuno sorride e hanno ragione, hanno ragione, perché non sono al loro posto, non amano quello che fanno, le commesse che amano quello che fanno sorridono. E quindi io quando entro in un negozio e c'è la commessa, scusate, scazzata, che è lì così, io faccio il giro e esco, non mi viene da prendere niente. Se io entro in un posto dove vedo qualcuno che è appassionato del suo lavoro, che sorride, che c'è un bell'ambiente, mi piace starci, e poi si crea un giro, una fluidità. Questa è la ricchezza, non ha nulla a che vedere con qualcosa di oggettivo o materiale, è puramente spirituale. E c'è un'altra regola che io cerco di attenermi un po' nel mondo del denaro, quindi questa è una cosa mia, no? Quindi vedo che il denaro è connesso all'espressione dello spirito. C'è una differenza enorme tra fare un lavoro e sentirsi presenti nel lavoro che facciamo. La conosciamo tutti. Entriamo in un negozio e incontriamo qualcuno che sembra aspettare soltanto la fine del turno. Oppure incontriamo una persona che ascolta, comprende, si interessa sinceramente a ciò di cui abbiamo bisogno. L'esperienza cambia completamente. Ma sarebbe troppo semplice concludere che chi sorride è spiritualmente allineato e chi non sorride ha sbagliato strada. Dietro un volto stanco possono esserci turni pesanti, salari insufficienti, problemi familiari, una giornata difficile. L'autenticità personale conta, ma contano anche le condizioni materiali in cui lavoriamo. E qui arriviamo al denaro. Molte persone sanno dare tantissimo, ma faticano a chiedere un compenso. Temono di sembrare avide, di perdere la stima degli altri, di trasformare qualcosa che amano in un'attività commerciale. Eppure ricevere un pagamento equo non significa tradire il valore di ciò che facciamo. Significa permettere a quel lavoro di continuare a esistere. un servizio che nutre tutti tranne chi lo offre, prima o poi rischia di esaurirsi. Anche quando ci sono problemi con il denaro, non che mancano, perché anche quando poi ce n'è, ci sono problemi, c'è da saperlo gestire il denaro, c'è una burocrazia eccetera. Quando ci sono delle problematiche, anche lì bisogna andare a vedere dove dentro di me Sto usando la mia energia creatrice in modo sbagliato. Dove sto deviando dal mio percorso? Allora lì ci sono multe che arrivano. Ci sono, non so, tasse da pagare impreviste. Ci sono delle problematiche. Devo vendere casa e ci sono delle problematiche dal notaio. Devo reeditare e non riesco a reeditare. È perché non siamo in linea la nostra energia spirituale. Abbiamo deviato da qualche parte o ci siamo bloccati. E una cosa importantissima del denaro è farlo fluire. Il denaro non ci appartiene come l'energia non ci appartiene. Se la vita vuole che ci arrivi, Anche questa cosa è da accettare, perché noi spesso tendiamo a dire no, il denaro no, meglio di no, questa è stata anche una mia grande problematica, no? Del farsi pagare. È un po' molto comune nel mondo spirituale. Ma nel momento in cui la vita ci ricambia attraverso sia uno strumento materiale, ma ci ricambia, e noi le diciamo no, mettiamo un blocco nel circuito del dare e del ricevere, perché noi ci apriamo sia alla vita, la vita ci dà, nel momento in cui ci dà noi portiamo la vita nell'universo e lei in quel momento ci chiede di darci maggiore energia, ma non perché ce la teniamo per noi, ci chiede di darci maggior energia per far sì che questa maggiore energia fluisca ancora di più potente maggiormente nel mondo. e così via, è una moltiplicazione dell'energia. Quindi, bisogna saper ricevere prima di tutto, dire sì, ok, ho dato questo, secondo la vita, le leggi della vita, io merito di ricevere questo. Nel momento in cui lo ricevo, quello non è per me. Quello va Non è per me, nel senso una parte va nella mia gioia, nel mio sostentamento, che devo essere in salute, in forma, devo mangiare, devo vestirmi dei miei abiti, eccetera. Quello che c'è di più, questa è un'altra regola fondamentale, è da riversare in un progetto. Questa è una regola per attirare a sé il denaro. La vita va a nutrire, I punti di luce, che cosa sono? Delle idee, dei progetti. Se noi prendiamo il denaro e lo mettiamo da parte senza avere un'idea su cosa farne, semplicemente è un risparmio, molto probabilmente non riceveremo più denaro in abbondanza come prima, succederà qualcosa. e noi diremo è visto che ho fatto bene a metterlo da parte quindi metteremo ancora di più da parte e si ridurrà ancora meno il denaro e diremo vedi che avevo ragione a mettere i soldi da parte. Ciò che ci arriva non è per noi, è per costruire il regno della vita in terra. Bisogna avere dei progetti nel momento in cui abbiamo Questo rapporto con la vita bisogna subito avere dei progetti dove indirizzare quel denaro. Noi dobbiamo immediatamente svuotare la nostra coppa e quando è vuota riceveremo ancora la svuoto. Quando è vuota riceveremo la svuota. I progetti è qualcosa anche lì, abbiamo un rapporto sbagliato con i progetti. Aspettiamo di avere i soldi per creare un progetto. Invece è il contrario. Inizio a imbastire un progetto, inizio ad attivarmi, a fare tutto quello che posso fare anche senza soldi. E quel movimento inizia ad aprire delle porte, degli incontri, delle possibilità dove il denaro necessario arriverà per quel progetto, se quel progetto fa parte di un progetto animico. I soldi arrivano sempre. C'è qualcosa di profondamente vitale nell'avere un progetto. Un'idea che vogliamo costruire ci costringe a guardarci intorno, cercare persone, imparare cose nuove, trasformare pensieri in azioni. E spesso le opportunità non arrivano prima di cominciare. Arrivano proprio perché abbiamo cominciato. Ma attenzione a un equivoco. Il denaro che teniamo da parte non è necessariamente denaro morto. Un risparmio può essere il tempo necessario per lasciare un lavoro difficile. Può rappresentare la possibilità di affrontare un imprevisto, curarsi, studiare, aiutare un familiare. A volte conservare significa proteggere una libertà futura. La domanda non è quindi se dobbiamo accumulare oppure spendere. La domanda è a che cosa stanno servendo le mie risorse. Ciò che possiedo mi rende soltanto più impaurito di perdere? Oppure mi permette di vivere con maggiore tranquillità e costruire qualcosa? E quando voglio avviare un progetto, posso iniziare dalle cose che non richiedono capitale? Studiare, fare una prova, cercare collaborazioni, verificare se ciò che immagino interessa davvero a qualcuno. Un'idea non diventa reale perché l'universo le promette finanziamenti. Diventa più concreta ogni volta che facciamo qualcosa per darle una possibilità. Ma se io non ho progetti, la vita dice perché devo mandare una mia energia che è preziosissima? Perché devo mandare una parte di me a quella persona se non farà fruttare questa energia che gli do? Questa è un'altra regola per le persone spirituali, non per le persone legate alla materia. Per le persone molto spirituali, che hanno già una certa elevazione animica, non possiamo più imbrogliare, non possiamo più manipolare per avere soldi, non possiamo più sfruttare le persone o far del mare per avere soldi. Ci sono delle regole nella nostra quarta dimensione. E una regola, per esempio una regola del re, Il re buono utilizza i soldi del regno per creare benessere nel regno. Non prende i soldi per scappare dal regno e partire con l'amante. Quello è il re cattivo che spesso fa una brutta fine. Nel film, no? Pensate alla regina Antoinette di Francia, no? Hanno fatto una brutta fine questi reali. L'abbondanza deve. moltiplicarsi in progetti che vanno a nutrire altre persone che stimoleranno altri progetti, altri progetti e altri progetti. Questa è una legge dell'abbondanza che deve moltiplicarsi, deve riversarsi nelle persone intorno a noi. Quando c'è abbondanza, questa abbondanza deve essere condivisa e deve traboccare, traboccare e traboccare. Quindi bisogna avere progetti. Un'altra regola del denaro alla quale pochi pensano Non so se ha un nome, è una cosa mia o un rapporto mio. È il rapporto 1 a 10, che può essere anche 1 a 100 o 1 a 1000. Ora mi spiego. Quando si vende qualcosa o si dà un servizio, e per questo servizio io chiedo tot, chiedo 50 euro per la mia ora di massaggio, non lo so, sto dicendo una cosa a caso. Quei 50 euro sono la condensazione fisica di un valore energetico che dovrebbe essere almeno 10 volte di più, per non dire 100, il valore materiale dei 50 euro. Questa è una regola dell'abbondanza. Io do e chiedo in cambio un decimo di quello che io ho dato nella globalità del mio servizio. Se io do un'ora del mio tempo, io do, ripeto, un massaggio un'ora, 50 euro. Il massaggio è stato bello e la persona dice sì, ne sono valsi la pena 50 euro. Non va benissimo. La persona dovrebbe uscire da quel trattamento dicendo, cioè, 50 euro veramente non sono niente per quello che mi ha trasmesso, per quello che mi ha dato. Il valore di quell'ora, di quello che la persona ha ricevuto di amore, di bellezza, di energia, veramente dei sentimenti che ha provato, della coccola, dell'amore che ha sentito in ogni sua cellula, dovrebbe valere almeno 500 euro, 5.000 euro come valore energetico di quella cosa che ha ricevuto. Quindi quando noi prestiamo un servizio, diamo qualcosa, simbolicamente dobbiamo dare dieci volte di più di quello che riceviamo nel fisico. Spero di essere chiaro. Ora non sto leggendo i commenti, perdonatemi, non ce la faccio. quanto vale davvero un'ora del nostro lavoro? Sembra una domanda economica ma dentro ne contiene almeno altre tre. Quanto costa offrirla? Quanto è utile a chi la riceve? E quale valore attribuiamo noi stessi a quello che facciamo? Pensiamo a un professionista che lavora con una persona per un'ora. Il prezzo può essere 50 euro, ma chi riceve il servizio potrebbe uscirne con un problema risolto, un sollievo importante, una competenza nuova. Oppure potrebbe uscirne deluso. Il prezzo, da solo, non racconta tutta l'esperienza. E tuttavia anche il valore percepito è personale. Non possiamo trasformarlo in una formula universale secondo cui bisogna dare dieci volte ciò che riceviamo. Il rischio sarebbe pretendere dai professionisti un sacrificio continuo in nome della generosità. Una relazione economica sana dovrebbe essere vantaggiosa per entrambe le parti. Chi riceve ottiene qualità, attenzione e beneficio. Chi offre riceve un compenso che rispetta il suo tempo, la preparazione, i costi e la responsabilità. Forse il vero scambio abbondante non è quello in cui uno dà tutto e l'altro riceve tutto. È quello in cui entrambi possono uscire dall'incontro riconoscendo di aver ricevuto qualcosa di valore. Ma noi dobbiamo essere sicuri sicuri, poi, che quello che diamo è molto di più di quello che è stato chiesto nella materia. E questo vale anche per quello che compriamo. Ed è una cosa al quale io presto tantissima attenzione. Io scelgo tantissimo le cose che compro. C'è chi legge le etichette, la provenienza, io guardo l'energia di quello che compro. Se io pago un vestito che mi piace tantissimo, 50 euro, 100 euro, quello che è, quel vestito, quando lo indosso, mi deve valorizzare talmente e mi deve fare stare talmente bene, farmi sentire una dea, farmi sentire come se indossassi un abito da 5.000 euro, da 50.000 euro. Se io invece compro un abito da 50 euro, ma quando lo indosso mi fa sentire come se indossassi un abito da 5 euro, lì entriamo nella povertà e si dice ho buttato via i soldi. Sì, abbiamo buttato via i soldi perché a livello energetico c'è uno scompenso tra materia e energia. La materia è sempre dieci volte o cento volte meno di quello che le cose sono nello spirito. Noi oggi, io oggi, Chantal, sono di fronte a voi almeno dieci volte meno di chi sono a un livello astrale. E questo lo siamo tutti le persone che incontriamo, la personalità è anche cento volte meno dell'anima che è quella persona che non vediamo. Questo è un rapporto tra spirito e materia. Spirito mille a uno, anima cento a uno, cioè quello che la materia esprime è un decimo, un centesimo, un millesimo di quello che è lo spirito. Quindi quando noi compriamo qualcosa di materiale, il suo prezzo deve essere un decimo di quello che è però quell'oggetto per voi a un livello spirituale o a un livello di gioia. Io, per esempio, adoro le statue quando viaggio. Mi porto sempre un pezzo, se lo trovo, dei viaggi che faccio, e quel pezzo, io molto spesso, soprattutto in Egitto, ci sono statue che sono proprio abitate dalla dea che rappresentano. queste sono delle antiche arti, magari un giorno ve ne parlerò, ma la capacità di far abitare un oggetto dallo spirito. Quindi io quando compro una statua, non è solo un pezzo di pietra, io con le mie statue ci parlo. Ci sono degli amici, a volte sono venuti a trovarmi, magari sono qui questa sera, mi hanno detto, ma Chantal, la tua statua mi sta parlando, mi dice delle cose. Io, sì, sì, stai lì, ascoltala. Perché c'è un essere, quindi per me quella statua che ho pagato magari 200 euro, ma il suo valore per me di avere un essere che mi parla in casa sono 20.000 euro, ma minimo se qualcuno mi dicesse compra la statua di Iside perché in quella statua c'è Iside che ti parla io sarei disposta a vendere la mia casa per avere un Iside che mi parla, che mi dà anche solo un messaggio, questo è il valore che io do. Quindi quei 200 euro sono un soffio rispetto a quello che c'è a un livello energetico. Questa è una chiave della ricchezza, il saper dare e il saper ricevere nella materia a un livello, ma nello spirito quello che riceviamo o chiediamo deve corrispondere a 10 volte o a 100 volte di più. E invece nel mondo materiale le cose non sono così. Nel mondo materiale, oggi, se vai a comprarti una Chanel che costa 5.000 euro, se la tocchi, la sua vibrazione, la sua energia, la sua storia ne vale 50. Anche a livello di materia. Io a volte entro negli aeroporti, su questi negozi pazzeschi, ci faccio un giro. Ma se si tocca anche dei vestiti, 2.000 euro. ma lì si tocca sembra plastica. Ci siamo abituati a un mercato in cui il prezzo spesso racconta una storia, ci dice che un oggetto è esclusivo, che appartiene a un certo mondo, che possederlo ci renderà, almeno simbolicamente, parte di quel mondo. Ma quanto stiamo pagando l'oggetto e quanto stiamo pagando la promessa che lo accompagna? La differenza è importante. Un abito costoso può essere realizzato con materiali eccellenti, lavoro specializzato e grande cura. Oppure una parte consistente del suo prezzo può dipendere dal marchio, dalla distribuzione e dal prestigio sociale. Non c'è una risposta uguale per tutti gli acquisti. Il problema nasce quando smettiamo di valutare e cominciamo semplicemente a credere. Credere che qualcosa valga perché costa molto. oppure che un oggetto economico non possa avere qualità, bellezza o significato. Forse il consumo più consapevole comincia quando impariamo a fare una domanda semplice. Questa cosa migliora davvero la mia vita? Non quella che voglio mostrare agli altri, la mia, quella che vivo quando nessuno mi guarda. Perché il lusso più grande, qualche volta, è non aver più bisogno di acquistare un'identità. C'è anche il tessuto. Non tutte le grandi firme utilizzano tessuti pregiati. Si paga aria, si paga il niente. Lì c'è una perdita energetica. Se noi compriamo un pantalone da una delle tante firme che ci sono oggi nei centri commerciali, lo pago 50 euro. Il suo valore materiale, forse sono 2, 3, 5 euro, quel pantalone ne vale 5. È una perdita energetica. perché il mio denaro che ho pagato, già quello che ho preso non corrisponde al denaro pagato, quindi anche peggio, cioè quei 50 euro di pantaloni ne valgono 5, quindi già proprio il livello di energia del denaro ci ho perso, ma in più non ho ricevuto l'energia che dovrebbe esserci dietro quell'oggetto, povertà. Tutto il nostro sistema si basa su questa legge, piuttosto di moltiplicare l'abbondanza si toglie, l'oggetto costa 5 mila ma ne vale 5. Queste sono tutte delle cose che i grandi poteri sanno e che manipolano appositamente affinché le persone non vivano nell'abbondanza, perché fa paura che una persona oggi ma neanche, dico, illuminata spiritualmente, ma con un minimo di buonsenso. Una persona oggi con un minimo di buonsenso, ma con un'immensità economica, oggi farebbe casini per il mondo attuale, perché andrebbe a costruire tutto un sistema nuovo e quello vecchio crollerebbe, perché ovviamente andremo tutti nel sistema nuovo. Era un po' questo, questa sera, quello che vi volevo trasmettere. Poi sicuramente ho dimenticato 1300 cose. È arrivato proprio il tempo di non avere più paura della materia e di non vederla più come il male. È arrivato il tempo di di sapere proprio chi siamo, avere il coraggio di pretendere in qualche modo, di avere ciò che ci meritiamo. Questa sarà una grande parola della quarta dimensione. Io merito, sì, io merito questo. Perché no? Perché non meritiamo una casa nel verde con belle vetrate? Perché non meritiamo un abito con un tessuto che ci corrisponde. Certo che lo meritiamo. Questa è l'epoca del merito e di saper darci, di saperci dare il posto che ci aspetta, la dignità che ci aspetta, la coppia che ci aspetta. Ma per fare questo dobbiamo avere la fede cambiare le cose. Io qualche tempo fa, qualche giorno fa, spero che sia qui questa sera, ho parlato con un'amica che era in crisi nella sua coppia e non sapeva come lasciare il ragazzo, non sapeva cosa fare. Io le ho detto questa cosa, le ho detto sappi che ogni volta che dici un sì alla vita, la vita dà le sorprese inaspettate per te. Oggi tu vedi la chiusura di questa coppia e come una tragedia, devo ricominciare da capo, non avrò più una casa, devo spostarmi, trasferirmi, devo... Vediamo solo l'aspetto materiale, ma non vediamo la sorpresa energetica che porta il nostro sì animico. E infatti, questa mia amica ha avuto il coraggio di dire al suo compagno che per lei era finita, e adesso si sono aperte delle porte incredibili, ora non sto a spoilerarlo, non sono cose sue, ma penso che si siano aperte porte di una bellezza incredibile che nemmeno lei poteva immaginarsi. Dietro la curva ci sono paesaggi che non possiamo immaginare, dobbiamo solo avere il coraggio di dire sì a quella nuova svolta della nostra vita. C'è una differenza sottile ma decisiva tra sentirsi degni e pensare che la vita ci debba qualcosa. Sentirsi degni significa riconoscere che abbiamo diritto al rispetto, alla sicurezza, alla possibilità di cercare una vita migliore. Non dobbiamo guadagnarci la dignità attraverso il successo. La possediamo già. Ma questo non significa che ogni nostro desiderio debba realizzarsi. Una casa più bella, un lavoro diverso, una relazione più autentica possono essere obiettivi legittimi. Raggiungerli però richiede spesso tempo, risorse, compromessi e scelte difficili. Non è sempre sufficiente averne il coraggio. E questo non diminuisce il valore di chi incontra ostacoli. La vera svolta arriva quando smettiamo di usare la parola merito come giudizio sulla nostra esistenza. Non sono meno degno perché oggi guadagno poco. Non sono più degno perché domani avrò successo. Posso desiderare di migliorare senza considerare sbagliata la persona che sono adesso. Forse è da qui che nasce un cambiamento davvero libero. Non dal rifiuto della propria vita, ma dalla scelta di prendersene cura. Oggi, soprattutto persone come noi, non possono vivere nell'abbondanza economica se non vivono in un'abbondanza animica. nella gioia della loro vita, che tutto il loro nostro regno sia a posto. Una vita di famiglia sana, pulita da tutto quello che non va, risanata, guarita. Una vita sessuale di coppia, guarita. Una vita economica, guarita. Solo in quel momento, quando l'energia fluisce nella materia, passiamo uno step successivo, dove la vita ci chiederà di iniziare a regnare nello spirito. Quindi il denaro per me non è assolutamente qualcosa di negativo, è qualcosa che dobbiamo saper padroneggiare non tanto all'esterno ma dentro di noi. Vedere come nel momento in cui noi esprimiamo l'anima si crea, si instaura questo rapporto d'amore, questo è il denaro. un rapporto d'amore con la vita, dove io la faccio scorrere attraverso di me, le permetto di manifestarsi nel mondo, di tornare a vivere nel mondo e lei mi ringrazia, dando un'energia per me, ma che in realtà deve ritornare immediatamente anche agli altri e così via. Il denaro è un rapporto d'amore con noi stessi e con la vita, dove si vive costantemente in uno stato di grazia, di innamoramento e di gioia. Questa è la parola chiave del denaro. Quindi spero di avervi dato questa sera qualche pilastro per vivere nell'abbondanza e nel capire perché In questo periodo, se ci sono problemi economici, da dove nascono energeticamente? Cioè la domanda da farsi è, sempre alla solita, dove io ancora creo delle resistenze sull'aver fede nell'esprimere la mia gioia, nell'esprimere me stesso, dove io ancora ho paura a concedermi la vita che merito. Quando noi ci ameremo e ci daremo ciò che meritiamo, concederemo alla vita di amarci e di darci ciò che meritiamo. Libero arbitrio. La vita non ci può dare ciò che noi non ci autorizziamo a ricevere. Nel momento in cui noi ci concediamo di amarci e reputiamo di meritare di avere quella coppia, quella vita, quel lavoro e ce lo diamo, La vita inizierà a sua volta a darci lo stesso tipo d'amore, lo stesso tipo di grazia, di gioia e di abbondanza. Alla fine, il denaro ci mette davanti a una domanda che riguarda molto più dei soldi. Che rapporto abbiamo con la vita che stiamo vivendo? Ci sono persone che possiedono molto e non riescono a godere di nulla. Altre che hanno risorse limitate e custodiscono una straordinaria capacità di riconoscere la bellezza. ma sarebbe sbagliato usare questi esempi per negare quanto contino sicurezza, possibilità economiche e libertà materiale. Abbiamo bisogno di entrambe le dimensioni. Una vita interiore che non disprezzi il corpo e una vita materiale che non diventi l'unico criterio con cui misurare il nostro valore. Forse l'abbondanza comincia quando impariamo a riconoscere quello che conta davvero. Quando possiamo dire sì a un desiderio senza sentirci in colpa. e no a un acquisto senza sentirci poveri, quando sappiamo ricevere un compenso senza vergogna e condividere qualcosa senza aspettare un premio, quando la prudenza non diventa paura e il coraggio non diventa imprudenza. Il denaro può darci possibilità ma non può dirci chi siamo e il nostro valore non deve dipendere né da quanto riusciamo ad accumulare né da quanto siamo disposti a rinunciare. Forse la libertà più grande consiste proprio in questo, abitare la materia senza lasciare che sia lei a decidere il significato della nostra vita.
